Comune di Galliera Veneta

Discorso del Sindaco in occasione del centesimo anniversario della "Canzone del Grappa".

Pubblicata il 28/08/2018

 
Discorso del Sindaco
 
Benvenuti a tutti,
alle Autorità civili: in particolar modo ai Sindaci di Rosà e Cartigliano con i quali oggi siamo uniti in questa speciale cerimonia.
Un saluto ai Rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e d’armi, e un particolare ringraziamento per la passione ed energie profuse dal Comitato 24 agosto nell’ideazione e organizzazione degli eventi celebrativi.
 
Lo scenario mutò radicalmente dopo il 25 dicembre del 1917, data che sancisce il termine dell'offensiva austro-ungarica sul massiccio del Grappa. I due eserciti si trovarono a dover affrontare l'ultimo difficile inverno di guerra: gli Imperiali predisponendosi per l'offensiva finale, nella primavera del 1918, gli Italiani organizzandosi per la difesa.
 
A Galliera nella Villa Imperiale, i proprietari De Micheli già ospitavano dal 1916 l’Ospedale della CRI n.ro 72 con oltre 600 posti letto e dal 1917 anche l’Hôpital d'évacuation n.ro 38 dell’esercito alleato francese.
Il generale Gaetano Giardino si insediò nella Villa alla fine dell’aprile del 1918 con la 4ª Armata, istituita con lo scopo preciso di bloccare l'offensiva nemica prevista per la tarda primavera, denominata dal Generale Armata del Grappa, fu costruita accorpando sotto un unico comando varie divisioni del Regio Esercito.
 
L' Ufficio telegrafico militare che avrebbe tenuto i contatti diretti tra il Comando e il fronte era attivato nel Municipio di Galliera e  da lì sarebbero partiti gli ordini per le due grandi battaglie. Quella difensiva del 15 giugno 1918 e quella offensiva tra il 24 ottobre e il 3 novembre dello stesso anno:  improvvisa, lunga, sanguinosa; il sacrificio di sé, senza limiti, per la vittoria di tutti, come scrive con velata polemica nelle sue Memorie Giardino. Una battaglia che lasciò sul campo il 70% degli effettivi. L'indomani - continua il Generale  - l'Armata era morta, ma - precisa - lo era avendo nobilmente ed interamente compiuto la sua missione nella guerra e nella storia.
 
Sabato 23 febbraio 1918, in una infuocata seduta alla Camera dei deputati, il Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno Vittorio Emanuele Orlando parlò per la prima volta di un ritornello: “Monte Grappa tu sei la mia Patria!”, in quella accorata discussione riuscì a convincere il Parlamento a credere ancora in quella guerra, non più di occupazione ma di liberazione. Orlando cita la popolazione di Fonzaso ‘composta in gran parte di donne e di bambini, vive ritirata in silenzio, mantenendo un contegno dignitoso e fiero di fronte agli austriaci’. I ragazzi cantano una canzone proibita dalle autorità col quel ritornello. Tutto questo però non fu mai confermato, neppure dai fonzasini.
 
Da quel momento però il motto entra con forza nella letteratura di guerra. Lo si ritrova subito su una delle riviste dei combattenti, La Trincea, dedicata alla 4ª Armata del Grappa, sul numero uscito il 31 marzo 1918. Non è più un slogan patriottico ma un impulso a combattere. Il Comando supremo sa che l'impero asburgico sta pianificando l'ultimo attacco al fronte italiano e si prepara, dalle Alpi al mare. Sarà la Battaglia
del solstizio, divampata il 15 giugno e nel corso della quale il Regio Esercito riuscirà a fare argine, prima dello slancio verso Vittorio Veneto.
 
Il Presidente del Consiglio Orlando, il 22 giugno, nel celebrare la vittoriosa difesa italiana menziona per la seconda volta il Massiccio: “Sul Grappa, il monte della Patria il nemico trovò contro sè quella ferrea, invitta Quarta Armata”. Il discorso di Orlando viene distribuito alle truppe in linea, pochi mesi prima venivano composte le prime strofe della ‘Leggenda del Piave’, il passo fu breve, ed entrano in scena il generale Emilio De Bono, comandante del IX° Corpo d'Armata, e l’anconetano Capitano Antonio Meneghetti.
 
Il brano fu eseguito per la prima volta in forma privata per il generale Giardino a Galliera Veneta, il motivo fu intonato da un coro trenta militari e 20 musicanti e piacque subito al comandante dell'Armata del Grappa. Ora si trattava di attendere il momento per renderla pubblica e ufficiale.
Quel momento giunse il 24 agosto, con la visita del Re ai reparti dell’Armata.
 
Il piccolo paese di Galliera fu per anni nel turbinio della Grande guerra essendo nelle retrovie della linea di battaglia del Grappa, un impatto sicuramente molto forte tanto che uno dei primi (a me piacerebbe dire il primo, perché fino ad ora non ho trovato altri precedenti), monumenti in memoria della Grande guerra in Italia e in Europa è proprio quello che i De Micheli faranno scolpire da Pietro Lagostena: ‘Agli Eroi del Monte Grappa’, inaugurato nel 1919 con la presenza degli ufficiali militari dei vari reparti ancora presenti nell’Alta padovana e nel Bassanese. Il gen. Giardino diventerà presenza frequente a Galliera, alloggiando spesso dai De Micheli, inaugurando il monumento ai caduti nel 1923 e poi Galliera riconoscente si farà capofila per regalargli il bastone da Maresciallo d’Italia nel 1926.
 
Oggi, cent’anni dopo, che possiamo dire del tempo in cui viviamo? Fra cent’anni che diranno i nostri discendenti di noi? Potremo sostenere il loro giudizio con esempi come quello di coloro che si sacrificarono?
Questi sono gli interrogativi che ci riempiono la mente leggendo il passato di quell’Italia che fu e che a volte abbiamo troppo frettolosamente dimenticato, nella convinzione che i princìpi che sostengono una Comunità siano scolpiti sulla dura pietra anziché parole che devono essere vergate continuamente con il nostro impegno.
 
Stefano Bonaldo





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