Cerimonia di Commemorazione
FESTA DELLE FORZE ARMATE
E DELL’UNITÀ NAZIONALE
4 Novembre 2011 Discorso del Sindaco
Benvenuti a tutti,
Autorità religiose parroco don Ferruccio Favaro, militari e civili,
Sindaco del Consiglio Comunale dei Ragazzi,
Docenti e studenti dell’Istituto Comprensivo,
Dirigente prof. Franco Trevisan,
Rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e d’armi,
Alberto Pivato, Mino Andretta e Massimiliano Cecchin dell’Associazione Combattenti e Reduci,
Rappresentanti dell’Associazione Bersaglieri della Sezione di San Martino di Lupari e Cittadella,
Componenti del Gruppo musicale S. Francesco di Cittadella,
il prof. Giovanni Tonellotto che ogni anno ci da una mano ad organizzare queste celebrazioni,
un saluto a distanza a tutti quei reduci gallierani che non hanno potuto per motivi di salute essere qui oggi presenti,
e a tutti voi Cittadini gallierani, benenuti!
Permettetemi di far memoria anche di Luigi Bocca per tanti anni anima e presidente dell’Associazione locale dei Combattenti e Reduci.
Oggi celebriamo la giornata dedicata alle Forze Armate e all’Unità d’Italia per ricordare l’anniversario di quella vittoria, per cui lottò e si sacrificò un’intera generazione.
Il 4 novembre del 1918 si concludeva la Grande Guerra, la prima delle due pagine atroci del XX secolo, quella che devastò l’Europa per nascondere dietro il nazionalismo la grande crisi del Continente; ad essa sarebbe seguita la Seconda guerra mondiale, figlia della follia umana volta alla sopraffazione di uomini su uomini, di popoli su popoli, di civiltà su altre civiltà.
13 novembre 1917 e 31 ottobre 1918 sono le date che segnano l’inizio e la fine degli eventi bellici avvenuti sulle cime del Massiccio del Grappa. Dopo la terribile disfatta di Caporetto il 24 ottobre 1917, la IV Armata, rinforzata con le giovani speranze dei “ragazzi del ‘99”, assume il compito della difesa del Grappa. Galliera dal novembre del 1917 all’aprile del 1918 ospitò il comando della IV Armata di istanza presso Villa Cappello oltre all’esercito alleato francese. La popolazione di Galliera e dell’intera pedemontana visse sotto l’incubo dell’invasione nemica.
La tragedia della prima guerra mondiale che devastò l’Italia e il monte Grappa è ricordata oggi dall'ossario, un cimitero monumentale che sorge sulla cima del monte e ospita le spoglie di 12.615 soldati italiani caduti sul Grappa durante la prima guerra mondiale, insieme a quelle del generale Gaetano Giardino. In un apposito settore sono raccolte le salme di 10.295 caduti austro-ungarici, rinvenute nelle zone circostanti.
Oggi siamo di fronte al monumento che ricorda quella tragedia, che ricorda i nostri 61 concittadini sacrificati, inaugurato il 3 agosto del 1924 alla presenza del generale Giardino, l’inflessibile e passionale comandante di quell’Armata.
Dalla memoria della nostra gloriosa e sofferta storia, spetta a noi, al nostro operare e alla nostra testimonianza tenere vivo il valore di quelle radici, che continuano a dare senso e prospettiva al nostro presente e al nostro futuro.
Ogni giorno milioni di persone si scontrano con lo spettro della guerra.
Vivono in territori in cui la parola pace è solo un’utopia. Ma la pace non si improvvisa: si costruisce con impegno, perseveranza, fede e soprattutto … sforzo diplomatico. C’è allora chi volontariamente decide di mettere a repentaglio la propria vita per far sì che anche in quelle terre dilaniate dall’odio e dai conflitti la pace diventi una realtà. Sono i professionisti della pace: i peacekeeper. Specializzati nella gestione dei conflitti vegliano sui diritti umani, aiutano i profughi, si interpongono nelle situazioni di tensione. Sono molte le missioni sparse per il mondo che li vedono coinvolti. E, accanto alle proprie forze militari, le varie organizzazioni internazionali ricorrono anche a personale civile per un ampio ventaglio di funzioni e settori: monitoraggio elettorale, aiuti d’emergenza, trasporti, logistica, gestione di risorse umane e materiali, affari legali e politici, amministrazione, assistenza umanitaria, informazione e comunicazione, elaborazione elettronica dei dati, diritti umani.
Il tradizionale impegno dell’Italia nelle missioni di pace ed umanitarie internazionali si traduce oggi in un alto profilo dell’azione italiana sui principali teatri di crisi. Esso rappresenta una delle più significative manifestazioni del complessivo impegno italiano verso le Nazioni Unite. Oltre ad essere il sesto contributore al bilancio del peacekeeping
ONU, l’Italia partecipa agli interventi di pace internazionali in vari modi:
- 7.224 i militari italiani impegnati nel mondo nell'ambito di operazioni internazionali in 28 Paesi. La maggior parte del dispositivo militare italiano all'estero è attualmente di stanza in Afghanistan nel quadro della missione Isaf, circa 4200 militari, ma cifre rilevanti si contano anche in Libano (1.780 caschi blu della missione Onu) e nei Balcani, con 533 soldati per l'operazione in Kosovo. Contingenti meno numerosi sono presenti anche in Iraq (73 istruttori nell'ambito della missione Nato) e in altre parti del mondo come in Albania, a Malta, in Uganda, in Israele, in Georgia, nel Darfur, in Congo. Sono 274, infine, i militari italiani impegnati nelle attività antipirateria connesse alla missione nell'Oceano Indiano.
- Un sostegno significativo ai progetti di disarmo, sminamento, riabilitazione, assistenza umanitaria e ai rifugiati condotti da Fondi, Programmi e Agenzie delle Nazioni Unite, che divengono sempre più componenti essenziali del processo di “peacebuilding” con il quale si intende consolidare il successo delle missioni di pace.
- Infine, un crescente raccordo tra le capacità militari e civili europee di risoluzione delle crisi e le Nazioni Unite. In questo senso, la Presidenza italiana dell’Unione Europea ha promosso la Dichiarazione quadro UE – ONU (“Joint Declaration”) sulla cooperazione nella gestione delle crisi sottoscritta il 24 settembre 2003 a New York.
La ricorrenza del 4 novembre ci riporta al sentimento dell'Unità Nazionale ed è un invito continuo a ritrovare in noi le ragioni profonde di una memoria condivisa, la capacità di ricomporre gli antichi valori della nostra indipendenza nazionale con i valori di oggi, che vogliamo orientare alla costruzione di una grande Europa unita.
Viva il 4 novembre, viva le Forze Armate, viva l’Italia Unita!
Stefano Bonaldo