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November 4, 2010
Discorso commemorazione

4 NOVEMBRE 2010

FESTA DELLE FORZE ARMATE E DELL'UNITA' NAZIONALE

visionate la galleria fotografica della cerimonia

Benvenuti a tutti,
Autorità militari e civili,
Rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e d’armi, Cittadini.

Oggi celebriamo la giornata dedicata alle Forze Armate e all’Unità d’Italia per ricordare l’anniversario di quella vittoria, per cui lottò e si sacrificò un’intera generazione.

La ricorrenza del 4 novembre ci riporta al sentimento dell'Unità Nazionale ed è un invito continuo a ritrovare in noi le ragioni profonde di una memoria condivisa, la capacità di ricomporre gli antichi valori della nostra indipendenza nazionale con i valori di oggi, che vogliamo orientare alla costruzione di una grande Europa unita.

Sono due i luoghi più significativi, dal Friuli Venezia Giulia al Veneto, che raccolgono cimeli e resti dei soldati caduti nella Grande Guerra, Redipuglia e Cima Grappa.
La commemorazione della morte "civile", dal patriottismo, di stampo ancora risorgimentale, degli anni immediatamente successivi alla Vittoria contro "l'invasore austriaco", a quello successivo, alimentato e utilizzato dalla propaganda fascista, appartiene alla storia di una Italia che fu.

Parchi della rimembranza, boschi degli eroi, cimiteri e sacrari fanno parte della architettura della memoria. Ma i monumenti degli anni '20 e '30 arrivano fino a noi permettendo di ricostruire la storia, le vicende architettoniche e sociali collegate al culto dei caduti di una guerra, quella del 1915-18, che ha prodotto una delle commemorazioni più forti della memoria di un tempo. Si trasforma in mito collettivo l'esperienza della battaglia, intento che non era riuscito con le guerre d'indipendenza dell'ottocento.
E infatti il 4 novembre, data ufficiale della fine della Prima Guerra Mondiale, si celebra ancora nelle piazze di Italia, anche se con una percezione diversa.

13 novembre 1917 e 31 ottobre 1918 sono le date che segnano l’inizio e la fine degli eventi bellici avvenuti sulle cime del Massiccio del Grappa. Dopo la terribile disfatta di Caporetto il 24 ottobre 1917, la IV Armata, rinforzata con le giovani speranze dei “ragazzi del ‘99”, assume il compito della difesa del Grappa.

La nostra situazione sul Grappa era assai precaria, tanto da farla paragonare dal maresciallo austriaco Conrad, a “quella di un naufrago aggrappato con le mani ad una tavola di salvataggio, e che sarebbe bastato mozzargli le dita con un colpo di ascia per farli precipitare nei flutti”.
Il 15 giugno 1918 il nemico sferra una violenta offensiva impegnandosi in una operazione generale, allo scopo di annientare l’Esercito Italiano su tutti i fronti. Gli avversari, che a onor del vero si erano comportati eroicamente, raggiungono alcuni obbiettivi, ma già nello stesso giorno (16 giugno) i soldati Italiani dell’Armata del Grappa, riconquistano quasi tutte le postazioni perdute.
La lotta per la liberazione dei luoghi ancora occupati dagli austro-ungarici incomincia, sul massiccio, il 24 ottobre 1918, anniversario di Caporetto. Il 27 il nostro esercito, sicuro sul fianco del Grappa, avanza e passa il Piave a Vidor.
Il 30 ottobre i soldati italiani determinano il crollo totale della difesa austro-ungarica.
Già il 29 ottobre il comando militare tedesco ordina la ritirata sul Grappa.
Il bollettino del Comando Supremo delle forze italiane delle ore 20 del 31 ottobre 1918 dava a tutta l’Italia questo annuncio: “ Sul Grappa, sotto l’impeto delle truppe della IV Armata, la fronte nemica è crollata. Non è possibile valutare il numero dei prigionieri che scendono a torme dalla montagna. L’artiglieria nemica è colà catturata”.
Dal 24 ottobre al 4 novembre 1918 l’Armata del Grappa ha subito le seguenti enormi perdite: caduti: 2797, feriti: 28561, dispersi: 3055.
Armando Diaz, nel “Bollettino della Vittoria” del 4 novembre 1918, così concludeva: “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo, risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”.

La tragedia della prima guerra mondiale che devastò il paese e il monte Grappa è ricordata oggi dall'ossario del Grappa, un cimitero monumentale che sorge sulla cima del monte e ospita le spoglie di 12.615 soldati italiani caduti sul Grappa durante la prima guerra mondiale, insieme a quelle del generale Gaetano Giardino. In un apposito settore sono raccolte le salme di 10.295 caduti austro-ungarici, rinvenute nelle zone circostanti.
Galliera dal novembre del 1917 all’aprile del 1918 ospitò il comando della IV Armata di istanza presso Villa Cappello oltre all’esercito alleato francese. La popolazione di Galliera e dell’intera pedemontana visse sotto l’incubo dell’invasione nemica.

Oggi siamo di fronte al monumento che ricorda quella tragedia, che ricorda i nostri 61 concittadini sacrificati, inaugurato il 3 agosto del 1924 alla presenza del generale Giardino, l’inflessibile e passionale comandante di quell’Armata.

Dalla memoria della nostra gloriosa e sofferta storia, spetta a noi, al nostro operare e alla nostra testimonianza tenere vivo il valore di quelle radici, che continuano a dare senso e prospettiva al nostro presente e al nostro futuro.

Permettetemi oggi di ricordare un gallierano a cui il nostro Paese deve rendere omaggio per la sua opera di rimembranza fino all’ultimo respiro, e mi riferisco al Cav. Luigi Bocca, Presidente della locale Sezione dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci. Pochi giorni fa la figlia Anna ha consegnato al Comune la Bandiera che suo padre custodì da Presidente per decine di anni e voglio riportare le semplici ma enormi parole scritte nella lettera di consegna: “Mi auguro che questa bandiera possa testimoniare il sacrificio di molti italiani e gallierani ed ispirare ai giovani il dovere dell’impegno e del rispetto per quegli idelai che i nostri padri hanno perseguito.”

Viva il 4 novembre, viva le Forze Armate, viva l’Unità d’Italia!

Stefano Bonaldo