DISCORSO SINDACO
In commemorazione del
2 GIUGNO FESTA DELLA REPUBBLICA
Sera del 1° giugno 2010 in occasione della FESTA DEI DICIOTTENNI Celebrata fin dal 1947 e dal 1977 trasformata in "festa mobile", sul piano istituzionale la ricorrenza del 2 giugno è stata progressivamente privata di ciò che nel frattempo era divenuto parte di una tradizione ormai stanca quando non apertamente contestata.
Era il caso della parata, l'ultima delle quali si era svolta nel 1988, ma anche del ricevimento presso il Quirinale, trasformatosi negli anni in una affollata passerella mondana e sostituito dopo il 1992 dall'apertura dei giardini del palazzo presidenziale ai cittadini.
Fu nel quadro del progetto di religione civile promosso dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi che anche le celebrazioni del 2 giugno -riammessa la festa nazionale nel calendario civile repubblicano, con la legge del 20 novembre 2000 (n. 336) – vennero ripristinate.
Non si è trattato tanto di un "ritorno", quanto di una ridefinizione del loro statuto, nel senso di riaccreditarle sia come rituali civili sia come feste popolari, anche al di fuori dello scenario della capitale.
A maggior ragione allora, può essere opportuno mettere in cantiere più sistematici percorsi di ricerca storica sulla festa del 2 giugno.
La percezione della nostra Festa della Repubblica, ogni 2 giugno, non trasmette generalmente un'immagine gratificante.
Nel gioco di specchi tra celebrazioni ufficiali e memorie pubbliche, laddove si voglia riassumerne il significato nel corso del secondo dopoguerra, le prime riflessioni storiche tendono a tracciare un bilancio sconfortante.
In questa valutazione, da una parte, si ritrova più il riflesso di come la storia del 2 giugno è stata utilizzata nel discorso pubblico, che non il risultato di mirate ricerche storiche, ancora oggi tutt'altro che esaustive.
Dall'altra invece, si adombrano opportunamente alcuni dei temi che la vicenda della festa del 2 giugno evoca: la sua collocazione nel quadro del calendario repubblicano, la natura popolare o meno della ricorrenza, le trasformazioni dei rituali civili, la presenza e il ruolo dell'esercito, il compito delle istituzioni e gli stili del Presidente della Repubblica,l’ "intensità" delle emozioni suscitate ovvero il grado di patriottismo repubblicano che la festa ha potuto promuovere.
Potrebbe apparire improprio ricondurre la poca o scarsa fortuna della festa del 2 giugno al venir meno di una effettiva alternativa istituzionale, nel senso di un ritorno alla monarchia e comunque di una sua credibile minaccia.
Ne sono una riprova le vicende di diverse altre istituzioni, laddove la Repubblica, pur essendo senza realistici oppositori, le ritualità civili hanno goduto di un largo consenso popolare; al punto da connotare le forme e i linguaggi di moderne religioni laiche della patria.
Basti rinviare ai due modelli di "grandi" repubbliche, la Francia e gli Stati Uniti.
In Italia l'esperienza di guerra era stata lunga e la lotta di Liberazione aveva reso ancor più competitivi i diversi piani simbolico-rituali (nazionale, patriottico, di classe).
Se durante il ventennio fascista le feste di regime erano state la rappresentazione artificiale di una
comunità nazionale che eliminava da se gli oppositori e negava loro i diritti di cittadinanza, le figure dello "straniero" o del "nemico" interni continuarono però a rimanere ben presenti nella retorica e nel conflitto politico del secondo dopoguerra.
Disgregatosi il regime fascista, la rappresentazione propagandistica di un paese conquistato agli imperativi di uniformità sociale e culturale venne sopravanzata dalla riesplosione di antagonismi latenti e di malcelate frammentazioni territoriali.
La necessità di ricreare un sentimento di responsabilità civica comune alle diverse generazioni, dando contenuti e forma alla cittadinanza repubblicana, fece di quegli anni un laboratorio eccezionale di apprendistato sociale e politico, di ridefinizione delle identità di gruppo e di educazione alla democrazia.
Sancita la nascita della Repubblica, come sappiamo, attraverso il referendum del 2 giugno 1946, alquanto complessa si dimostrò subito la costruzione di un patriottismo repubblicano tra i cittadini, che corrispondesse alla centralità della Costituzione come fonte di legittimazione del sistema politico democratico.
Per gli anni del secondo dopoguerra, in un sistema liberal-democratico come quello italiano, occorre indagare sul nesso tra religione civile e patriottismo costituzionale.
L'On. Piero Calamandrei, in una sua orazione pronunciata il 2 giugno 1955 disse: «La Repubblica non fu e non doveva essere soltanto un cambiamento di forma di governo: doveva essere, e sarà, qualcosa di più profondo, di più sostanziale: il rinnovamento sociale e morale di tutto un popolo; la nascita di una nuova società e di una nuova civiltà».
Emergeva però già in quegli anni l'eco di un sentimento di delusione per la mancata realizzazione di quelle promesse che la Costituzione preannunciava o lasciava presagire.
A ben vedere, più che una finalità politico-ideologica, era un altro il vero dilemma: la mancata formazione di una "civiltà repubblicana", vale a dire di una religione civile che compendiasse i valori repubblicani della Costituzione e li rappresentasse sul piano simbolico-rituale, inducendo nei cittadini un sentimento di immedesimazione.
L'Assemblea Costituente volle che il testo della Costituzione fosse depositato nella "Sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto tutto l'anno 1948, affinché ogni cittadino possa prenderne cognizione" (XVIII disposizione transitoria e finale).
Il primo verbo dunque da coniugare nei confronti della Costrizione è quello di conoscere.
Certamente il testo, ma soprattutto la sua essenza e cioè "i diritti inviolabili dell'uomo" ed i "doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale" (art. 2).
Le azioni di divulgazione e conoscenza sono state per troppo tempo colpevolmente rimosse o sottovalutate nonostante gli strumenti e mezzi di comunicazione oggi a disposizione siano molto più efficaci del passato.
È certamente un segnale positivo la rinnovata attenzione che soprattutto in questi anni la scuola sta ponendo a questi temi e l'Amministrazione comunale ne deve stimolare e assecondare sempre le inclinazioni promuovendole.
In particolare i giovani, infatti, devono essere aiutati a cogliere la sapienza e ricchezza umana che si sprigionano da questo testo.
In un contesto sociale e demografico molto cambiato, soprattutto in questi ultimi anni, dobbiamo chiederci cosa significhi concretamente che "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni sociale e personali" o quale impegno e quante risorse è giusto impegnare nel "compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana..." (art. 3).
Preoccupano i segnati che la cronaca, spesso raccontata dai media in modo colpevolmente enfatico quando non distorto, ci rimanda ad una società sempre più impaurita e ripiegata su se stessa che fatica a trovare le ragioni di una identità che inevitabilmente ci proietta in una dimensione europea e mondiale.
Festeggiare quindi il 2 giugno assieme a voi ragazzi che avete raggiunto la maggiore età assume un significato importante, particolare che va oltre il semplice ricordare una data storica.
AI compimento del 18° anno la Legge vi attribuisce il potere di agire indipendentemente dalla volontà dei genitori o del tutore.
Naturalmente, con il conseguimento della maggiore età si diventa automaticamente responsabili per le conseguenze civili e penali dei propri atti.
Da qui in avanti diventa più forte e impegnativa la Vostra partecipazione all'interno della società civile e della comunità del Vostro Paese.
Il nostro impegno civico si regge sull'idea che serve a dare una mano ad uomini e donne che devono concretamente affrontare la vita.
Il nostro messaggio quindi è ; ed è per questo che questa sera sono presenti rappresentanti delle Associazioni culturali, sociali, ricreative che operano a Galliera; quello che siete chiamati a mettervi al servizio dei vostri simili per creare i presupposti che consentano all'uomo ed alla comunità di ritrovare un senso nella costruzione del bene comune.
Solo quando capiremo che mettendoci al servizio dei valori più alti e nobili che stanno alla base del benessere comune realizziamo a pieno gli intenti della nostra Costituzione e glorifichiamo i tremendi sacrifici di vite umane e sofferenze che il nostro popolo, il popolo italiano ha dovuto affrontare.
Buona serata a tutti e W la Repubblica!
Il Vostro Sindaco
Stefano Bonaldo