
COMUNE DI GALLIERA VENETA
L’ Assessorato alla Cultura
in collaborazione con il Centro Servizio Volontariato della Provincia di Padova
Considerato il sucesso ottenuto nella prima rappresetazione
presenta nuovamente la Compagnia Teatrale
"LA BARCHESSA"
In
ZENTE REFADA
commedia in tre atti di Giacinto Gallina
regia di Nereo Cavallin
Sabato 17 maggio 2008 ore 21,00
Presso Palazzetto dello Sport di Viale Venezia
INGRESSO GRATUITO
Personaggi e interpreti
Momolo ,Kino Cecchin
Zanze,Orsola Gelain
Nina, Anita Brotto
Emilia, Cristina Scapin
Gigi, Franco Micheletto
Orsola, Maria Stella Vieno
Tonin, Paolo Bertoncello
Cavalier Carlo, Alessandro Martini
Barone Fragoletta, Luigino Cecchin
Eva, Serenita Giacomazzo
Bettina, Rossella Didonè
Coordinamento: Tecla Tassinari
Sarte costumiste : Mirta Cecchin, Anna Maria Bacchin
Sartoria maschile: Nazareno Pasinato, Andreina Merlo
Scenografia: Anita Brotto, Sergio Micheletto, Diego Schiochet
Audio e luci: Diego Schiochet, Alessandro Martini
Assistente di scena: Gerardo Facci
Artwork: Daniele Micheletto
TRAMA
In casa Momolo, bottegaio di modeste origini, piomba un’improvvisa cospicua eredità che viene a modificare non soltanto le condizioni economiche, ma anche le aspirazioni sociali della famiglia.
Questa famiglia di nuovi ricchi, zente refada, considera la ricchezza come un punto di arrivo e per adeguarsi al nuovo stato inizia anche a dare dei ricevimenti, con invitati nobili in bolletta, coprendosi di ridicolo.
Le figlie di Momolo, Emilia e Nina, passano la giornata a imparare inchini e riverenze, per ben comparire in società; mentre la prima rimpiange di essersi sposata, quand’era ancora povera, con un modesto impiegato, Nina che un tempo amava il capitano di mare Tonin ora si è promessa a Carlo, nobile spiantato e cacciatore di dote. Solo la moglie di Momolo, Zanze (Angela), non pare del tutto convinta del nuovo sistema di vita della famiglia, ma è dominata dal marito e non riesce a restistergli, mantenendo però la sua anima da popolana dalle maniere grossolane; per darsi un tono usa pittoresche espressioni di linguaggio, che non riescono però a nascondere una clamorosa ignoranza.
A complicare le cose, nonna Orsola vende di nascosto un ventaglio, regalatole da Momolo, per aiutare un'altra figlia povera. Il ventaglio viene acquistato da Carlo che ne fa dono di addio ad Eva, sua ex amante, la quale frequenta la casa di Momolo.
I personaggi della commedia, mossi da mania di comparire, si rendono conto che la felicità, la pace e la concordia in famiglia valgono molto di più della ricchezza e della nobiltà.
Autore: Giacinto Gallina
Considerato il continuatore di Goldoni, Gallina scrisse “Zente Refada” tra gli anni ’70 e ‘80 dell’Ottocento. Nato a Venezia nel 1852, Giacinto Gallina fu attratto al teatro veneziano dai tentativi di rinascita che Angelo e Marianna Moro Lin (celebre coppia di attori) andavano da anni portando avanti. Del ’72 sono Le barufe in famegia e Una famegia in rovina, dopo le quali viene salutato quale continuatore di Goldoni. Quindici commedie si succedono fino all’Ottanta, fra cui Zente Refada e Mia fia. Nell’80 la sua attività subisce una lunga interruzione. Dopo 11 anni torna al teatro come direttore della compagnia comica che porta il suo nome e quello di Ferruccio Benini, che doveva divenire il suo maggiore interprete. E’ del ‘91 la prima celebre commedia della sua seconda maniera, Serenissima, cui seguono La famegia del santolo e La base de tuto.
Nei primi lavori l’influenza goldoniana è evidente, tuttavia Gallina se ne liberò ben presto ponendosi il problema di cogliere e di rendere il pathos e la temperie piccolo borghese o popolare in cui viveva. L’interruzione dell’attività corrispose a una profonda crisi provocata dalla consapevolezza che il gusto del pubblico si andava orientando verso un teatro non più casalingo ma di respiro europeo. Ritornò alle scene con un grande successo, Serenissima, che, nella rinuncia a ogni retorica sapeva riprodurre, ma anche ricreare, i valori del “vero” e indagare nel quadro dei costumi il carattere e l’animo dei personaggi. Qui la personalità di Gallina usciva dal convenzionalismo per tendere alla realtà. L’entusiasmo della critica fu pari a quello delle platee più severe e vi fu chi non esitò a definirlo il più grande commediografo italiano vivente.