Se si potesse fare un film della storia del parco, si rivedrebbe all’inizio una pianura incolta per la mancanza di irrigazione. Intorno al 1600 furono incanalate verso il paese con la roggia Cappella, le acque del Brenta, ed ecco apparire il primo giardino rettangolare con due canaloni ai lati ed una isoletta rotonda al centro circondata da un laghetto alimentato dal canalone est.
Il parco fu successivamente ampliato progettato e realizzato per conto della famiglia Comello a partire dal 1830, dall’Architetto Francesco Bagnara, il quale fu scenografo ufficiale del Teatro La Fenice, e di altri numerosi teatri veneti e progettista di parchi di altre città europee. La sintesi di questi due aspetti del carattere del Bagnara, paesaggista e scenografo, raggiunge nella creazione del parco della villa una delle poche vette di perfezione giunte fino a noi.
Il periodo più buio del parco fu, quando, subì l’amministrazione dell’INPS. Risalgono infatti a questi tempi l’interramento di parte del laghetto in cui si rispecchiava il prospetto posteriore della villa, per evitare il diffondersi delle zanzare, l’abbandono della porzione sud del parco con risultati deleteri.
Vi fu poi un impianto di cedri sulla sede del laghetto prosciugato, la ricostruzione in cemento armato a pelo d’acqua dei vecchi ponticelli in legno ad arco e la costruzione del gioco del minigolf in prossimità di uno dei punti panoramicamente più validi del parco.
Malgrado parecchie traversie fra cui la tromba d’aria del 1977 talmente devastante da buttare a terra centinaia di metri di mura e da sradicare tronchi secolari, il parco conserva numerose piante di notevole interesse botanico alcune delle quali centenarie.